LuccaCG25 – “Lucca comics è…”

Tornare da Lucca non è facile, già abbandonare una città di matrice medievale durante l’Autunno richiede tutto un procedimento di distacco. Perlomeno a chi, come me, abbia un certo approccio crepuscolare. Se poi quella città è piena di fumetti e di persone di tuo gusto… l’allontanamento non è semplice. Reso necessario dalla quantità di persone che la ammorbano nel fine settimana, ma non per questo facile. Come elaborare il tutto? Ma scrivendone! Quella che segue è una selezione di qualche riga scritta il giorno dopo il ritorno. Buona lettura!

Ho visto alcuni video da Lucca, reel degli ospiti, battutine sulla pioggia in loco… Produco contenuti mordi e fuggi anche io, mi è chiaro che non sia sempre possibile fare nuove versioni di Guerra e pace sul tema, ma mi rendo conto che chi non sia mai stato alla kermesse toscana si può fare un’idea davvero parziale di cosa siano 260mila persone in una città per un evento di cultura pop.

Lucca comics & games è come un concerto dal vivo, una serata nel tendone da circo quando il clown ti chiama sulla scena… è una roba che va vissuta. Disagio compreso. Non può essere raccontata in un videino verticale da 60 secondi. E cosa mancherebbe dirai tu? Vediamo se sono in grado di darne un’idea.

Intanto si tratta di un’esperienza multisensoriale che richiede contesti su contesti. Non ho la pretesa di tratteggiare una città il cui centro storico è circondato da una cinta muraria dal respiro epico nè offrire disamine a base di marketing sull’arganizzazione di un evento di questa portata. Ma qualche riga di prima mano penso di poterla mettere insieme. Perché si tratta di un’esperienza prima di tutto soggettiva.

Potrei scriverne a lungo, ma ho puntato invece a qualche riga in stile microracconto – come quelli che potresti ricordare di aver letto sul blog qualche tempo fa. Perché la forma breve mi diverte e di certo si presta all’occasione.


Lucca comics è… una questione di suoni. Il bordello delle sirene dei mezzi di soccorso, dello scalpiccio di quelle calzature che tutte insieme riportano a calessi d’altri tempi. È un frusciare di impermeabili da quattro soldi, di ombrelli sacrificati sull’altare delle serie limitate. Dell’ambulante che prova a richiamare la tua attenzione e di quella musica dal vivo, un po’ di strada e un po’ acchiappacitrulli, che fa sì che le orecchie si trovino a richiedere una cuffia, una mano tesa, o una qualsiasi altra forma di requie.

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Lucca comics è… una questione di tatto. Della notte insonne del germofobico che ha trovato dei capelli nel letto. Dei litri di Amuchina che ammanteranno l’esperienza di una vaga viscosità aggiuntiva. Degli abbracci slanciati con gli amici e di quei buffetti imbarazzati dettati dalla poca confidenza con qualche conoscente. Della porosità di tutti quei fumetti sfogliati e biglietti sventolati, delle tante sfumature di un’esperienza che è intangibile, ma che parla continuamente di una volontà di essere percepiti.

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Lucca comics è… una questione di gusti, stratificati su quella sete che persiste perché il vero appassionato non si interrompe per bere. La quantità di cibo masticato a ogni angolo di strada è quasi percepibile, anche quando si sia a digiuno. La mia preferenza è ricordare il più fine sbocconcellare di bucellato al trangugiare di donuts. Il punto è che possiamo decontestualizzare tutto, ma parlare di Italia è anche parlare di cibo. E quando si parla di fiere locali, c’è spazio anche per le proverbiali mafia e mandolino.

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Lucca comics è… una questione di vista. Dalle strade lastricate al cielo, dietro quella nebbiolina di miraggio e meraviglia che ti appanna gli occhi e il cuore finché non riprendi il viaggio di ritorno. I colori sgargianti che non sono solo dei fumetti, ma dei tanti elementi strillati, locandine, pannelli a led, scenografie… ma sopratuttto del meltin pot di outfit-gente-parti del corpo disarticolate che percepisci soprattutto con la coda dell’occhio e poi con lo sguardo, quando ti trovi a fissarle.

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Lucca comics èuna cena in trattoria, in cui il ricordo migliore non sarà il tema fallico – anche se questo viene declinato dall’ingresso alla mise en plas – nè il proprietario con palese predilizione per i piercing facciali, ma un ottimo carpaccio con rucola e grana. Il condimento non presente sul menu è che ci si ritrovi tutti, nessuno escluso, a canticchiare – prima più timidamente e poi a squarciagola – buona parte della playlist serale. Ciliegina sulla torta dei decibel perecepiti: Come mai, 883.

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Lucca comics è… una fila di persone noncuranti di infagottamenti a base di improbabili ponci rossi e anfibi antitellurici che conversano con un blabla che ricorda più gli appuntamenti dei club di cucito che il raduno di una rivista di Caccia&pesca per cui sembrano abbigliati. Chi dovesse avvicinarsi, scoprirà che gli aneddoti vanno dagli autori gran signori che concedono firme iridescenti con la facilità di Boccadirosa passando a quelli che sono più gelosi della loro penna che del contenuto dei loro pantaloni.

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Lucca comics è… lucchesi attaccati al clacson in caso di pedoni che si attardano al centro della strada. Indigeni colti a bestemmiare sonoramente alla svolta in bici, quasi le migliaia di persone fossero sbucate dalle fogne in una questione di secondi. Una commessa che preferisce stare sull’uscio del negozio a fumare, come a dire che prima o poi passerà. Il cartello di “chiuso per ferie” di quei negozi di lusso che piuttosto che farsi inzaccherare vanno a vendere diamanti in Africa.

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Lucca comics è… mangiare lampredotto in una macelleria allestita come un set di un film horror, quasi che gli schizzi di sangue sulle pareti ci fossero sempre stati. Perché in un certo contesto non è più la macellazione a fare impressione, ma che qualcuno possa prestarsi a indossare un grembiule che pare urlare saldi+costume+Halloween+Aliexpress. Inciso: i loro piatti/panini sono così buoni che torniamo tutti gli anni. È solo che a ripensarci l’effetto comico è dirompente.

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Lucca comics è… file disciplinate di centinaia di metri della stessa gente che in posta avrebbe già ribaltato l’ufficio perché “hanno già chiamato due numeri della fila A, la B non ESCE MAI?”. Soggetti di quasi tutte le età che aspetta di timbrare il proprio cartellino di esperienze collezionabili con la stessa flemma che avrebbe nell’approcciarsi al Bruco mela. Perché fare la fila per uno scarabocchio è da coglionazzi, ma farla per farsi immortalare su un trono di plastica sì che è instagrammabile.

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Lucca comics è… un bambino che chiede al padre che differenza ci sia tra il suo costume di Halloween e la tanta gente travestita per strada. Non so bene che argomenti abbia fornito il genitore all’infante agghindato, però vorrei precisare che se ogni cosplayer fosse accolto con una caramella, magari alcuni di loro sarebbero meno miserabili nel loro trascinarsi tra tessuti calpestati e tacchi spaccati. Non credo che questo acconcerebbe meglio le loro parrucche, ma una bella espressione fotogenica sarebbe assicurata.

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Lucca comics è… un firmacopie, più difficile da ottenere della cima dell’Albero della cuccagna, che si tramuta in un aneddoto che parla di gratuità. Fila dedicata al firmacopie di Leo Ortolani: dal fondo compare una sagoma che svicola fino alla cima, dando mostra di superare tutti. “Speriamo apra presto”, dice l’uomo – capello bianco, giacca di pelle nera. L’avventuriero in questione non è un aspirante suicida, ma l’Autore stesso che si concede per qualche secondo ai fan che lo ricambiano con un “prego Maestro”.


Mentre scrivo, ho Orbit orbit nelle orecchie perché il firmacopie era fuori dalla mia portata, ma non per questo in questa casa siamo meno fan di Caparezza.

Lucca comics è tante cose, ma non è solo quel baluginare di pass level up sventolati come se fossero simboli del cardinalato. Nè la conta delle firme ottenute. Certo, è indubbio che la mia libreria si ricorderà delle copie con sketch e altre amenità, ma io al momento sono più orfana degli amici incontrati e vissuti di quanto non sia delle spalle doloranti per aver trasportato kg di carta qui e là. Con queste righe spero di aver dato un’idea un minimo diversa di quella che sembra offrire un contapassi a base di youtuber avvistati ed euri spesi.

Note sui microracconti: è chiaro che tra i sensi manchi l’olfatto, ma ho pensato che se lo schermo può tutelarti da qualcosa, forse è il caso che sia dal parlare di quello che – almeno in parte – è più un racconto di olezzi che di odori. I soggetti non sono mai del tutto di fantasia, ma a chi mi conosce preciso che sì, il germofobico latente sono sempre io.

Note a margine:

  • Nota: a un certo punto, forse due, del vlog di Igor compare un Puffo con la giacca gialla. Quello non è un Puffo, sono proprio io.
  • Nota 2: nella copertina del video acquisti di Jajo compare un Puffo nero. Sempre io, solo senza impermeabile. La stessa foto compare anche nel post su Instagram di Dan.

Che dici, sono riuscita a darti un’idea di cosa sia questa fiera? Se sei un avventore fisso e hai voglia di dilettarti con 5 righe che comincino con “Lucca comics è…” sentiti libero di aggiungere la tua nei commenti!

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Lara, classe 1991, è un topo da biblioteca della peggior specie: legge di tutto. Questo blog - e il relativo canale Youtube - nascono dall'impulso di parlare con Internet di libri e fumetti; e questa, cari lettori, non è nemmeno una delle sue idee peggiori. ✘

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